Il Milan ha battuto il Lecce due a zero perché avere chili in area di rigore conta eccome anche se questi sono di un difensore abbastanza scarso e goffo, Senderos, da lasciarsi beffare una decina di minuti prima da un Tiribocchi qualunque che fosse dotato di maggiori doti avrebbe probabilmente facilmente insaccato un colpo di testa da facile posizione. Partiamo da qui, da quei minuti di recupero in cui una punizione da posizione laterale di Pirlo viene intercettata dal gigante svizzero e poi corretta in rete dal redivivo Ronaldinho, è un episodio e le partite di calcio si vincono anche grazie agli episodi e quando meno te lo aspetti come l’Inter manciniana prima e quella mourinhiana poi ci hanno insegnato, non è fortuna ( la fortuna o sfortuna non esistono ) ma diretta conseguenza di una squadra che schiaccia fino alla fine la squadra avversaria nella propria area di rigore cercando con tenacia senza arrendersi il gol del vantaggio fino al triplice fischio, sono carattere e determinazione che permettono di trovare l’episodio che ti indirizza la gara in un modo inaspettato, vincere nel recupero non è né un demerito né un disonore anzi al contrario è segno di voglia di vincere e di compattezza del gruppo nel perseguire uniti gli stessi obiettivi come dimostrano gli abbracci di tutti a Senderos dopo aver sbloccato la partita, membri della panchina compresi.

La partita aveva avuto fin lì un canovaccio consueto ed arcinoto a noi milanisti e cioè quello di un possesso sterile, di una manovra lenta e prevedibile, di una carenza del centravanti forte di testa che permetta di sfruttare il lavoro comunque a correnti alterne dei due terzini e soprattutto del poco movimento senza palla.

L’eccezione a questo quadro impietoso è stata come abitudine la prestazione di Pato unica vera perla e uomo in più dell’undici rossonero grazie alla sua capacità di saltare l’uomo nell’uno contro l’uno, alla sua capacità di calcio anche di prima intenzione, ad una visione di gioco che migliora di partita in partita trasformandolo anche in ottimo suggeritore e soprattutto alla sua imprevedibilità che spezza la noiosa e scontata trama di gioco dei nostri giocatori e dà respiro e speranza a noi tifosi ogni volta che entra in possesso della sfera. Va aggiunto però che ha sbagliato due gol facili uno dopo un’azione personale e l’altro di testa nel secondo tempo che ci ha ricordati il giocatore poco freddo sottoporta di alcune partite dell’anno scorso come Milan-Arsenal ma siamo fiduciosi che sia stato solo un episodio.

Kaka è per molti intoccabile a prescindere ma partite come quella di ieri sera ne ha giocate diverse negli ultimi anni in Serie A e a me continua a deludere negli spazi stretti e contro le squadre che si chiudono, vorrei più movimento ad allargare la difesa avversaria con scatti sulle corsie esterne così come vorrei tornasse indietro per prendersi qualche responsabilità in più in fase di costruzione del gioco e invece tende quasi a nascondersi o ad incaponirsi in accelerazioni centrali regolarmente stoppate dal muro leccese con conseguente perdita del pallone. Continuo a chiedermi dove sia finito il giocatore dei primi due anni.

La chiave è stato l’ingresso di Ronaldinho, lo è stato non solo per il gol e per il tacco che ha dato il là all’azione del raddoppio ma soprattutto perché si preso quelle responsabilità che il connazionale Kaka non si era preso cercando l’uomo e saltandolo e soprattutto mostrando personalità e brillantezza nei passaggi trovando spesso la soluzione migliore. Il suo impatto sulla gara è stato quello di un giocatore che ancora si sente importante e decisivo e che aveva una gran voglia di far ricredere il suo allenatore ma l’ha fatto senza strafare giocando con tranquillità il suo calcio. Continuo a pensare che sia il giocatore più talentuoso della nostra rosa ma anche quello meno incline al lavoro settimanale per cui non so cosa aspettarmi da lui già dalla prossima partita figuriamoci dal suo finale di stagione.

E concludo con una considerazione su questo Shevchenko. Io continuo ad amare quell’altro Shevchenko, quello che ha giocato nel Milan fino al 2006, questo Shevchenko non riesce ad emozionarmi più e non solo perché è sul Viale del Tramonto però ieri sera ho visto lo striscione in Curva che chiedeva rispetto per lui, ho sentito i cori d’incoraggiamento quando è entrato in campo e poi gli ho visto fare un’azione stile bei tempi sulla sinistra con palla in mezzo per Inzaghi come in qualche Milan-Ajax di Champions League di qualche anno fa..beh, lo ammetto, un po’ mi sono emozionato di nuovo per chi nel Milan ha segnato solo meno di Nordhal.

Ah, Ancelotti sostituisce Seedorf praticamente ad inizio secondo tempo e poi un Kaka inguardabile, tiene Beckham in panchina confermando Flamini e vince la partita con un 4-2-3-1, tutto normale? Chissà cosa diranno coloro i quali dicono che non sappia fare scelte coraggiose e conosca solo un sistema di gioco…

Riguardo ad Inter e Juventus non le ho viste ma della prima mi dicono che ha vinto al di là dei suoi meriti grazie ad un autorete e che Santon ha giocato la prima partita da insufficienza piena da quando è diventato titolare mentre della seconda che prende tre gol in casa dal Chievo e dice addio allo scudetto resta la conferma di un Buffon lontano dalle prestazioni stagionali di Abbiati ma perfino di Marchetti, era meglio con Manninger in porta?