Non amo rivangare l’argomento Calciopoli, più per le discussioni trite e ritrite che esso scatena ancora oggi che per l’argomento in sè. Ma fra non molto cadrà il terzo anniversario di quella tempesta che investì il calcio italiano, allora mi sono detto: perchè non farci un post? E poi, se devo dirla tutta, la faccenda all’epoca m’interessò parecchio, e in un certo senso mi divertì. Allora m’immersi nella lettura delle intercettazioni che imperversavano nei giornali, e confesso che lo feci con voyeuristica avidità. Le cose che non c’entravano una mazza col calcio le trovavo assai divertenti. Tipo Alessandro Moggi che spese un capitale per trombarsi la  D’Amico,  lei ringraziò, si godette il soggiorno – mi pare a Parigi – e non gliela fece neppure annusare. E lui giù a smoccolare. Oppure Lucianone che rinchiuse negli spogliatoi Paparesta; così, perchè il malcapitato arbitro l’aveva fatto incazzare. Oppure le leccate di culo reciproche fra Biscardone e Lucianone in un improbabile italiano.

Poi vi furono tante altre cose meno divertenti, che seguii con apprensione. Ricordo che mi trovavo in aereo (e già questo è poco divertente, la mia fobia per gli aerei è ormai storica), di ritorno da una vacanza nel Mar Rosso . Prima di partire avevo acquistato una Gazza all’aeroporto, in prima pagina c’erano ovviamente titoli cubitali sull’argomento. Ne sapevo poco, il tutto era già esploso da un pò ma in mezzo al deserto ero stato, come dire, un pò isolato. Pensai immediatamente che tutto sarebbe finito in una bolla di sapone: vuoi mai che riescano ad incastrare uno come Moggi?

Un’altra cosa che pensai fu: cazzo, ci siamo anche noi, lo sento. Ti pare che Adrianone ne sia fuori, ansioso com’è di combinar marachelle?

Infatti c’eravamo, ma non come avevo temuto, o almeno in un primo momento così mi sembrò. Un dirigente, tal Leonardo Meani (già il nome mi sembrava inventato,  pensavo si trattasse di un comico di Zelig) di cui ignoravo l’esistenza aveva fatto qualche telefonata. E allora? Le facevano tutti. Okay, il tizio pretendeva arbitraggi migliori, ma come tutti del resto. Chiedeva di vedere anche quello che non c’era… ahi, qui cominciai a storcere il naso. Che significa vedere quello che non c’è? Presi a leggere le intecettazioni che coinvolgevano questo Meani. Un insieme di discorsi spesso incomprensibili e sconclusionati, più che altro lamentele e tentativi di un povero signor nessuno di esercitare pressioni che la sua statura, il suo carisma non potevano permettersi. Andai a vedere le partite incriminate che ci riguardavano, e per le quali il Meani aveva preventivamente fatto la voce grossa ed era stato pescato come un pirla inguaiandoci. Le partite erano due. Due partite in cui i guardalinee – proprio coloro che le minacce del nostro dirigente avrebbero dovuto spaventare a morte – ce ne avevano fatte di tutti i colori. Qualcosa mi sfuggiva, tranne il fatto che stavamo facendo la figura dei coglioni. Cornuti e mazziati, in pratica…

Successivamente ci mazziarono. Serie B (noooo, un’altra volta!) con tre punti di penalizzazione fu la richiesta della Procura Sportiva, per fortuna tramutatasi in 8 punti di penalizzazione e partecipazione ai preliminari di Champions League dopo l’ultimo grado di giudizio di una serie interminabile. La Juventus venne cacciata in B, i suoi dirigenti ne uscirono come mafiosi, alcuni giocatori come scommettitori illegali, e addirittura alcuni ex giocatori come spacciatori e consumatori incalliti di stupefacenti. Si salvarono soltanto Boniperti, Dino Zoff e pochi altri. Beh, perlomeno il nomignolo Bbilan i tifosi gobbi avrebbero dovuto scordarselo. La cosa non mi lasciò indifferente, un certo godimento interiore lo provai, non lo nego, ma lo scenario che ci venne dato in pasto, ovvero che tutto ciò che sapeva di bianconero  fosse da codice penale mi lasciò perplesso. E mi lascia perplesso tuttora.

E l’Inter? Attendevo con ansia la scontata apparizione di qualcuno dei cuginastri in quei malefici virgolettati che spuntavano come funghi sui giornali. Ma niente. Possibile che quelli non facessero come tutti quanti? Eppure del piagnisteo ne avevano fatto da sempre un’arte, assieme a quella di taroccare passaporti. Nulla. Addirittura si parlava di assegnar loro uno degli scudetti  revocati alla Juve. Possibile? Al telefono quelli non avevano mai parlato. Eppure i vertici arbitrali erano composti da amici di vecchia data. Neppure un "ciao come va? Domenica prossima me lo dài un rigorino?". Poi emerse l’affare Telecom, mi sembrava di aver scoperto l’uovo di Colombo, ma alcuni amici interisti e milanisti mi convinsero a lasciar perdere. Chi ne sapeva più di me mi spiegò che tecnicamente non era possibile filtrare intercettazioni commissionate dalle Procure, ed io mi convinsi, non è mia abitudine contraddire chi ne sa più di me. Al massimo mi documento, verifico. Specie su informazioni provenienti da fonte interista (si sa, anche il più informato di loro tende a stravolgere la realtà a proprio piacimento). Vabbè, comunque appurai che le mie fonti avevano detto il vero. Qualcosa (più di qualcosa) che non mi convince c’è ancora, ma non vorrei si trattasse soltanto del comprensibile desiderio del cacciavite che alberga in me che muore dalla voglia di vedere coinvolti anche i cugini. Ad ogni modo è andata così, sarebbe meglio metterci una pietra sopra , tuttavia pare impossibile: se ne parla ancora di questo scandalo sportivo. Il più grande di tutti i tempi, "risolto" in una ventina di giorni.

Uffh, ci sono riuscito, ne ho parlato di nuovo. Non accadrà più. Forse…