Per me  cappuccino e brioche mattutini sono riti quasi sacrali. Nessuno deve permettersi di pormi domande e soprattutto pretendere risposte durante questa cerimonia. Se sono di buon umore ignoro l'interlocutore, se non lo sono apostrofo il malcapitato seccatore con un eloquente grugnito. Stamattina un amico decide che la notizia è troppo succulenta e s'azzarda a sfidare la sorte, facendomi andare per traverso una gustosissima brioche allo zabaione, la mia preferita. Si tratta di un amico, milanista per giunta, non posso trattarlo male. Stancamente una risposta gliela concedo: "Non me ne frega un cazzo di ciò che dice Berlusca."

Non è vero: me ne frega, eccome. Per cui controllo, prendo atto, scuoto la testa ma non per la sorpresa. Me l'aspettavo dopotutto: serpeggia malumore nella pletora di tifosi cacciaviti, se n'è accorto Marcovan,  figuriamoci se  Berlusca non ne è al corrente già da tempo. Quale miglior capro espiatorio se non un tecnico in odor di partenza? A questo punto sono curioso di conoscere il nome del successore, del prossimo candidato all'ambìto e ben remunerato ruolo di capro espiatorio. Sarà  forse questo l'unico sussulto di un noiosissimo mercato estivo, a parte ovviamente qualche vecchia cariatide low cost di gran nome. Perchè è bene rassegnarsi: "Stiamo bene come stiamo, se non abbiamo vinto un tubo è colpa di quel plurititolato cazzone dell'allenatore".

Per me Carletto può anche partire, non è un dramma. Spero vada al Chelsea e che l'anno prossimo ci faccia un mazzo così in Champions.