E’ stata una conferenza stampa interessante quella di Leonardo alla vigilia dell’insidiosa trasferta a Udine. Oltre alla sottolineatura da parte del tecnico brasiliano dell’importanza del lavoro di Tassotti definito persona che “ha serenità e visione, che mi completa, che aiuta tantissimo con il suo modo di comportarsi vi è stata una precisa spiegazione tattica sul perché Huntelaar non sia adatto a questo Milan. L’olandese è “più abituato a fare la punta centrale che aspetta il gioco e va in area a concludere, invece noi abbiamo bisogno di movimenti, di tenere palla, di certi meccanismi”, in pratica abbiamo bisogno di Luis Fabiano.

Leonardo non ha mai voluto l’olandese e fu piuttosto chiaro e perentorio il giorno del raduno spiegandone già allora i motivi, voleva il brasiliano e un esterno sinistro, non aveva neanche chiesto la luna tutto sommato. Huntelaar è arrivato perché per sostituire Kakà nell’immaginario collettivo andava comprata una punta a prescindere, a prescindere da qualsiasi esigenza tattica, uno dei tanti acquisti imposti dall’alto senza interessarsi delle vere lacune della rosa, sperando di fare qualche abbonamento in più dei venticinquemila che abbiamo potuto constatare solo ieri; infatti le fonti ufficiali del Milan non hanno mai comunicato il dato peggiore di tutto il ventennio berlusconiano, dato che mi rattrista (non ho mai sostenuto la campagna "Zero Abbonamenti") ma che allo stesso tempo va preso come messaggio di protesta chiaro e netto verso questa proprietà da parte del tifo rossonero, peccato che i media tralascino la cosa, casualmente ovviamente. Comunque, tra le punte centrali con una buona nomea a livello internazionale quella più a buon mercato e con un possibile pagamento ben rateizzato c’era l’olandese dell’amico Perez e quello è arrivato, per giunta facendolo passare per grande regalo del “presidente” che nella sua magnanimità non lesinava sforzi per potenziare il Milan. La faccia di Leonardo al G3-farsa di metà agosto era quella di uno molto più vicino alle dimissioni che alla voglia di continuare ma ha deciso di andare avanti nonostante tutto assumendosi conseguentemente le responsabilità che derivano dall’incarico di allenatore del Milan, soprattutto in queste condizioni tra un proprietario che parla di squadra ineguagliabile e parte della tifoseria pronta a immolarlo pur di non riconoscere il sopravvenuto disinteresse del Big Boss. Non vi è dubbio quale sia la responsabilità maggiore, nel bilanciamento, fra la “colpa” di aver voluto comunque sfruttare quest’opportunità professionale per mettersi alla prova e quella di aver imposto un Milan al risparmio, ridimensionato e al limite dello smantellamento – pur avendo la disponibilità economica per fare diversamente – a tutti i tifosi rossoneri oltre che al suo allenatore. Ciò detto la squadra vale almeno un terzo – quarto posto e Leo non potrà essere immune da critiche se dovessimo rendere anche al di sotto delle nostre non certo eccezionali possibilità.

Tralasciando l’obbligato ottimismo del Mister sulla possibilità che Huntelaar possa imparare a fare tutto ciò che ora non gli riesce attraverso gli allenamenti è da dirsi che c’è un limite oltre il quale le caratteristiche tecniche proprie di un giocatore non potranno cambiare o diversificarsi, un certo tipo d’attaccante di passo, di potenza e che allo stesso tempo svaria su tutto il fronte d’attacco e cuce il gioco per i compagni Huntelaar non lo potrà mai diventare. Se servito nella maniera giusta potrà fare molti gol perché la porta la vede ma non era esattamente ciò che ci serviva; Luis Fabiano si sarebbe inserito naturalmente negli schemi perché la nostra manovra offensiva era l’ideale per esaltarlo mentre per l’olandese ci vorrà tempo e noi di tempo non è che ne abbiamo granché dato che proprietà e dirigenza non lesinano rimbrotti, raccomandazioni e pressioni per il nostro inesperto tecnico, quasi infastiditi per il minimo contrattempo come se gli avessero consegnato uno squadrone ammazza – campionato. Non bisogna bruciarlo però, Inzaghi vista l’età più delle dieci – quindici partite a stagione non garantisce mentre Borriello abbiamo notato come continui a essere fisicamente soggetto a infortuni di non meglio precisata natura e cura.

E qua veniamo a un’altra nota dolente. L’assurdo di far sembrare Ancelotti l’unico responsabile degli ultimi campionati passa anche per la conferma dell’intera struttura sanitaria del Milan. Siamo a settembre e abbiamo un Bonera dato per disperso, Thiago Silva la cui contrattura sembra diventato edema mentre altre fonti parlano di guai alla caviglia, Ambrosini che dopo aver avuto problemi tutta l’estate a un ginocchio sembra non averli risolti, Borriello che è durato lo spazio di due partite ufficialmente per lombalgia, Ronaldinho e Zambrotta che dormendo nella stessa stanza a Milanello si trasmettono la febbre come neanche accade in casa della più sprovveduta fra le famiglie. Come ha candidamente ammesso Leonardo ci si aggrappa alla speranza che a Nesta la schiena regga, dovrebbe riposare ma non può almeno che non si voglia provare l’ebbrezza di Onyewu-Kaladze centrali.

Venendo al match di domani Pellegatti è noto per essere affidabile almeno su una cosa: l’undici titolare (ma spero di portargli sfiga con questo post). Stando al giornalista Mediaset, all’ora di pranzo, la formazione vedeva Storari a difendere i pali, Abate e Jankulovski terzini con Nesta e Kaladze centrali, centrocampo con Gattuso-Pirlo-Flamini mentre davanti Inzaghi-Pato con Ronaldinho a suggerire. Nelle ultime ore si fa avanti la possibilità di un Seedorf al posto di Pato con il Gaucho seconda punta. Ecco, già meglio, un po’ di panchina al Papero male non farà così come il nostro sorprendentemente in palla numero dieci diventa fondamentale se si vogliono rischiare due centrocampisti come esterni in difesa ma Dinho non poteva essere rilanciato in un match un pochino più soft? Mi sa che qualcuno ha telefonato davvero …