Dopo la trionfale e meritata serata di Madrid che ci ha regalato la prima storica vittoria al Bernabeu andiamo ad affrontare stasera il Chievo al Bentegodi di Verona. Sembra che Leonardo voglia riproporre il medesimo sistema di gioco utilizzato contro le merengues, il 4-3-3 di partenza con Ronaldinho largo a sinistra e Pato sul lato opposto. La punta centrale dovrebbe essere Huntelaar che sa fare sì il centravanti di un tridente puro ma con maggior egoismo ed istinto da bomber rispetto all’altruismo di Borriello che così bene fa ai suoi compagni di reparto con giochi di sponde, appoggi, scarichi e tagli verso l’esterno in gran quantità, ma d’altronde s’è partiti con Inzaghi anche a Madrid, il meno abile e capace nel fare tutto ciò delle nostre punte centrali. A centrocampo Flamini dà il cambio allo squalificato Ambrosini mentre sono confermati Pirlo e Seedorf. In difesa dovrebbe rivedersi Jankulovski a sinistra con Zambrotta a destra, come centrali gli inamovibili Nesta e Thiago Silva ovviamente. Per me il nostro allenatore sbaglia ad affrontare il Chievo con questa formazione e questo modulo poiché i clivensi non saranno né lunghi né lenti nella manovra come i blancos per cui l’idea di giocare spezzati saltando il centrocampo con i lanci lunghi verso gli esterni d’attacco dovrebbe essere resa vana dalla mentalità d’attesa dei padroni di casa che presumibilmente resteranno compatti con parecchi uomini dietro la linea della palla, tutti tranne Bogdani presumo, pronti a ripartire con veloci ribaltamenti di fronte non appena riconquistata palla. Difficilmente verranno concesse situazioni di palla libera ai nostri suggeritori specialmente a difesa schierata disinnescando così i pericolosi tagli di Pato, per tentare di renderci più incisivi in attacco saremo costretti a far salire i terzini scoprendoci ancora di più e se – come temo – Pirlo, Seedorf e Ronaldinho soffriranno il pressing avversario potremmo diventare parecchio vulnerabili una volta perso il possesso della sfera. Tuttavia il tecnico brasiliano ha deciso che la nostra miglior arma, quello che ci rende più efficaci in fase offensiva, è giocare lunghi di proposito sostituendo al lavoro dei terzini quello degli attaccanti esterni ma la chiave di tutto – come sempre – sarà Seedorf, l’uomo che dovrà fare da elemento di raccordo fra mediana ed attacco specialmente quando nessuna delle punte sarà smarcata. Se vinceremo sarà giusto riconoscere i meriti del tecnico.


In conclusione voglio sottolineare l’intervista fatta all’ex-presidente Giussy Farina, intervista concessa ad Alessandro Dell’Orto del quotidiano Libero. Io sono nato nell’anno 1981 per cui non conosco bene gli avvenimenti di cui parla Farina, inviterei chi ne sa qualcosa di più a renderci edotti di ciò, è forse giunto il momento di rivedere qualche giudizio? Sottolineo alcuni passaggi. Su Kakà: "Non avrei mai ceduto Kakà, così come non ho ceduto all’epoca Baresi. E non perchè siano dei fuoriclasse, ma perché sono uomini veri, quelli su cui si costruiscono le squadre vincenti". Sull’acquisto del Milan da parte di Berlusconi: "Berlusconi se l’è regalato, il Milan. Dovessi incrociarlo ora -scherza- gli chiederei 20 euro, almeno potrei dire di avere avuto qualcosa. Mi ha invitato al centenario del Milan, ma io non sono andato: non mi meritava". Sulla nostra seconda retrocessione e su Carraro: “Ultima giornata del campionato 1981/82 -ricorda Farina- giochiamo a Cesena e dobbiamo vincere per non retrocedere. Due ex del mio Vicenza, Verza e Filippi, mi fecero sapere che la partita si poteva aggiustare e dissi di no. Vinciamo 3-2, invece a Napoli un altro ex del Vicenza, Damiani, si rifiuta di giocare contro il Genoa. Anche se non lo ammetterà mai, sa che c’è una combine contro di noi. Retrocediamo dopo che Castellini ha regalato il pallone del gol agli avversari con una rimessa con le mani direttamente in calcio d’angolo. Baresi, a fine gara, piangeva come un bambino. E Carraro non muove un dito. Non mi è simpatico, ha imparato a non mollare anche quando le cose vanno male. Nemmeno Al Qaeda lo potrebbe spostare”. Sui suoi guai giudiziari e sulla presunta fuga in Africa: "Nessuna fuga, tutto programmato per affari. Il mio avvocato mi consigliò di tornare, si era accordato per il rientro, l’interrogatorio e il rilascio immediato. Invece passai il weekend in galera. La mia colpa fu il mancato versamento dell’Irpef per 4 mesi, quando il Cagliari non l’aveva mai pagata e la Lazio l’aveva evasa per anni. Ora non è più nemmeno un reato".