Un Milan sicuro e tranquillo ai limiti dell’irriverenza strafottente aveva controllato e trafitto agevolmente un’Atalanta avviata verso un’inaspettata retrocessione, tutto filava liscio sino a quando a poco più di dieci minuti dalla fine l’uomo della doppietta finiva colpito dall’ennesimo guaio muscolare mentre si prodigava in un allungo contropiedista dei suoi. L’unica cosa che poteva fermarlo era proprio questa. Quella fragilità che spesso accompagna i più grandi campioni rossoneri. Niente da festeggiare.

Pato, in barba a quelli del “crea problemi di equilibrio”, è il giocatore più qualitativo della rosa del Milan insieme a Ronaldinho. Cambia completamente la manovra d’attacco e la pericolosità in area di rigore con i suoi tagli nella zona più lontana dal magico destro del Gaucho, quella più vicina è occupata da Borriello. Lo abbiamo visto anche oggi su entrambe le reti che hanno chiuso il match già nella prima frazione di gioco. Quel movimento ad attaccare diagonalmente lo spazio in fase di non possesso palla associato ad una costante bravura nel saltare l’uomo palla al piede dando il cambio di ritmo non ha cloni in squadra. Nessuno è in grado di farlo. Quindi col tempo diventiamo prevedibili e scontati, sterili. Oggi il nostro numero 7 si era in più fatto notare anche per delle aperture ad allargare in fase di ripartenza da regista puro ed era stata forse la sua partita con noi più vicina al miglior Kakà dei primi due campionati. Li ha spaccati lui, letteralmente spaccati e disorientati. Senza di lui non si sarebbe vinto oggi, non si sarebbe vinto a Firenze e nemmeno contro l’Udinese. Misurare la decisività di questo giocatore è fin troppo facile, chiedersi dove sia il suo presunto sostituto Adiyiah, confinato a Milanello e nemmeno convocato, è lecito; mettersi a ridere pensando di giocare con Mancini a Roma è un’amara impotenza. Non penso alla partita di Manchester giacché per me siamo già fuori bensì mi preoccupo per il mantenimento del posto sicuro nella Champions League del prossimo anno – guardate le partite immediatamente precedenti a quella con l’Udinese – ed in secondo luogo mi chiedo se perdendolo potremmo mai sfruttare eventuali ulteriori rendimenti al di sotto delle proprie possibilità da parte della corazzata che ci sta davanti. Pato era l’uomo perfetto per mettere un po’ di pepe sulle lacune di chi li allena e che fatica più del previsto a fare il compitino, ché questo è per loro, vincere lo Scudetto per un Inter così più forte di tutte le altre è il normale, viceversa sarebbe un’onta indelebile un risultato diverso da quello per cui è stata sapientemente costruita. Basti notare che razza di squadra è riuscita a metter su pur con tutte le assenze del caso in quel di Udine. A noi basta perderne uno o due dei titolari per non essere più competitivi. Vero Silvio?

Veniamo al match. Partita a tre volti. Fino al primo gol nostro ci hanno chiusi bene ma senza stare troppo bassi. Due centrali di centrocampo molto aggressivi. Tiribocchi sempre sul filo del fuorigioco a cercare di beffare Nesta-Thiago Silva costringendoli spesso a tenere la linea più verso Abbiati che verso la mediana. Memorabile in questa fase il nostro numero 13 che ingaggia un vero e proprio duello col mestierante e pungente centrattacco bergamasco poco e male assistito – per fortuna – da Doni. Ferreira Pinto dileggia un pur volenteroso Jankulovski. Garics placca il sempre ispirato ed in palla Ronaldinho. Borriello si fa incastrare dalla morsa dei centrali atalantini muovendosi meno del solito e peccando di precisione al tiro come su quella ciabattata oscena del minuto 26.

Però quando hai qualità superiore qualcosa può sempre succedere. Apertura magistrale di Beckham – fin lì nervoso, falloso e impreciso – controllo di Ronaldinho da fenomeno con successivo movimento verso il centro a servire poi di tacco l’inserimento di Ambrosini, visto con la coda dell’occhio, che penetra in area e mette in mezzo un pallone non facile su cui Pato riesce a coordinarsi per il tiro al volo di destro che beffa Consigli dopo un rimbalzo maligno. Da applausi.

Gli ospiti cominciano ad uscire un po’ di più, si allungano, liberano i terzini, lasciano spazi: è la seconda fase. Quella spettacolare. Quella che è il marchio di fabbrica del Milan di Leonardo. Quella in cui Pato esplosivo e imprendibile diventa mina vagante a tutto campo. Quella in cui Pirlo si permette un tunnel a centrocampo e Beckham torna ad esibirsi in sciabolate che sorprendono sempre sul lato debole gli avversari. Quella in cui Ronaldinho partendo da sinistra ed accentrandosi tutto può, o andare al tiro o inventarsi assist al bacio come quello del raddoppio che chiude virtualmente i conti. Quella in cui Valdes intorno al decimo della ripresa decide di non essere da meno inventandosi una rete fantastica frutto di un’azione personale ma totalmente immeritata ed inaspettata in quel preciso momento. La fase in cui, infine, i nostri rabbiosi e veementi più che mai non ci stanno e si mangiano il campo pur di ristabilire le giuste distanze, e vi riescono grazie ad una rete di Borriello – fin lì anonimo – successiva ad un rigore sbagliato dal Gaucho.

La terza fase è quella dell’allenamento e del fastidio. Allenamento perché i bergamaschi non pungono più, cercheranno la salvezza su altri campi ché il nostro li ha visti spazzati via senza troppi affanni. Fastidio per quel maledetto guaio muscolare di Pato che rovina tutto quanto di bello si era visto. Ognuno di noi – credo – abbia preso la prima cosa che aveva a portata di mano sfogando la sacrosanta rabbia, con gli occhi ancora increduli ed inchiodati su quell’ennesimo scatto del nostro furetto, interrotto dall’improvviso ritrarre la gamba destra, che lo trasforma in zoppicante andare prima ed in inesorabile accasciarsi poi. In quel preciso momento abbiamo visto l’Old Trafford annientarci sotto il peso dei Diavoli Rossi, abbiamo visto l’Inter a +10 nonostante il portoghese della panca, abbiamo visto perfino Napoli e Juve sopravanzarci, oltre che Roma naturalmente. Abbiamo rivisto il Mancini con l’Udinese e ci siamo ricordati che Adiyiah faceva il gregario nel campionato norvegese. Sapete cosa vi dico? Andiamo con Borriello-Huntelaar e dietro Dinho piuttosto. Che ne dite?