Allora, vediamo di chiarire una volta per tutte ciò di cui si accusa Essebì. Perché ormai la mia linea è chiara, e mi par di capire che coincida più o meno, salvo rare eccezioni, con quella del resto di questo blog. Voglio chiarire perché ho letto alcuni commenti e ho riscontrato un pò di confusione su un concetto fondamentale sul quale mi pareva di essere sempre stato più che chiaro.

Una cosa la devo premettere: Essebì, quando il Milan gli serviva per i cazzacci suoi, di soldi ne spendeva a valanghe rispetto alla concorrenza; la recente parsimonia di Essebì non è dettata da sue convinzioni morali causate dalla crisi e bla bla bla, ma da semplice opportunismo di carattere politico. Di una parte politica che peraltro non mi piace, non mi è mai piaciuta e non mi piacerà mai. E  a me, come persona che ha un proprio orientamento,  sta doppiamente sulle palle il fatto che, per fare bella figura contestualmente a questa parte politica, il proprietario del Milan non spenda quanto potrebbe (perché sappiatelo: egli potrebbe benissimo!) per competere ai massimi livelli.
 
Tuttavia, udite udite, ecco il concetto cui accennavo poc'anzi: mi sta sulle palle, ma non è il problema con la P maiuscola. E' questo che non vi ficcate in testa voi strenui sostenitori berlusconiani. Anche noi comunisti o sospettati di essere tali sappiamo ed accettiamo che ciascuno, il proprio denaro, lo spenda come caspita preferisce.

Il problema con la P maiuscola non è dunque né che Essebì non spenda e neppure che spenda male. Il Problema, cari signori, è che ad Essebì  oggettivamente del Milan non importa e non gliene è mai importato una mazza, se non all'inizio dell'avventura come enorme veicolo di popolarità. Ora che il Milan è un peso per tante ragioni, egli ne parla di tanto in tanto  in maniera distaccata, disinformata e mai costruttiva, sempre più spesso destabilizzante e dannosa. E non se ne può liberare perché alle sue condizioni (magari legittime, non dico di no) difficilmente troverà un acquirente.

Sono in errore? Alla lunga lo appureremo. Ma che non si dica che qui si pretende di far mercato con i soldi altrui. Qui, si pretende che una proprietà ci metta il minimo sindacale: organizzazione, chiarezza sugli obbiettivi, presenza costante e soprattutto programmi credibili. Qui si pretende il cuore. Non le attuali saltuarie stronzate.

Va bene, siamo felici della posizione in classifica attuale, ci mancherebbe. Però diciamo basta lo stesso, perché sappiamo che le ragioni per cui non si fa quanto si potrebbe non sono quelle che ci raccontano.

Basta con la distribuzione di colpe ad incolpevoli allenatori ed appropriazione di meriti da parte di chi non ne ha; basta con lamentele su contratti troppo ricchi ad ex giocatori da parte delle stesse persone che poco tempo prima questi contratti li avevano avallati; basta con la litania su diversa fiscalità e stadi di proprietà (a tal proposito, se potete fare qualcosa in merito, bene, altrimenti finitela di scassarci i maroni). E soprattutto basta con la balla che Galliani dica o faccia cose di sua spontanea volontà non precedentemente indirizzate da Berlusca.

Non chiediamo tanto, mi pare. Né vedo ingratitudine in tutto ciò. Alzi la mano chi legge esose pretese di denaro in questi semplici concetti.