Ci sono dei momenti in cui bisogna evitare di essere a tutti i costi più realisti del Re (o della Regina nel mio caso).
 
Ieri mi sono concesso la mia prima esperienza di Premier League. La partita era tra West Ham e Wolves, scontro salvezza: squadre a pari punti al quart’ultimo posto. E’ stato un incontro di livello scadente, paragonabile una partita di Serie B fra squadre di bassa classifica.
 
Il Wolves, con singoli nettamente inferiori sulla carta, è però più gruppo, gioca un calcio compatto e ben strutturato sul classico 4-4-2 inglese. Il West Ham, invece, è una squadra potenzialmente buona, ma fatta giocare senza senso alcuno. E’ un’accozzaglia di discreti giocatori schierati da Zola come nello gioco dello Shangai.
 
Ho scoperto (forse avrei dovuto saperlo) che la Youth Academy del West Ham è una delle migliori d’Inghilterra, negli ultimi 15 anni sono usciti dal West Ham cinque dei più forti calciatori britannici: Rio Ferdinand, Frank Lampard, Michael Carrick, Joe Cole e Jermaine Defoe. Direi niente male.
 
Ultimo prodotto del vivaio degli Hammers è James Tomkins (difensore centrale), considerato un idolo e un futuro campione. Bene, dal mio punto di vista, è un pippone clamoroso!
 
Ieri il West Ham ha perso 3-1 ed il primo gol è nato da uno sciagurato retropassaggio di Tomkins, condito da incespicamento nel terreno e goffa rincorsa verso la porta. La partita di Tomkins è finita al minuto 45.
 
Zola forse non ricorda le ragioni che lo hanno spinto ad emigrare in Inghilterra, dato che per 90 minuti schiera il suo miglior giocatore (Diamanti) prima largo a sinistra e poi largo a destra, dove risulta sostanzialmente inutile e poco pericoloso. Schiera come centrali di centrocampo due giocatori nati esterni (Parker e Behrami) e fa giocare in una posizione non ben definita l’unico mediano vero che ha in squadra (Kovac). Sulla carta dovrebbe essere un 4-4-2, ma per come lo giocano male non ci giurerei, dato che l’orrendo Benni Mc Carthy, inoltre, si muove davanti e sugli esterni senza una logica.
 
Ci sono anche per noi momenti in cui bisogna evitare di essere a tutti i costi più realisti del Re.
 
E’ ormai inutile raccontarci ogni giorno di quanto siamo inferiori, di come il mercato è stato asfittico, di quante assenze abbiamo, di come siamo scoperti in alcuni ruoli, di come sono scarse le nostre riserve, dei demeriti di allenatore e dirigenza. Direi che è giunto il momento di dire basta a queste cose. Si tratta di affermazioni quasi totalmente condivisibili, ma che ormai si stanno trasformando solo in alibi.
 
Siamo dietro di un punto a 9 giornate dal termine, non ci sono più scuse o attenuanti: si gioca per vincere, si gioca per il Campionato. Non esagero, mi attengo solo ai numeri e alla realtà.
 
Dice bene Leonardo, è il momento di cambiare passo, basta nascondersi dietro a scusanti. Ci siamo, siamo lì, ora balliamo e balliamo tutti insieme. Il momento di colpe e responsabilità arriverà presto, soprattutto se le cose andranno male.
 
E’ il momento del tifo e della fiducia. Il raziocinio è giusto, ma non sempre è vincente. Quindi dobbiamo credere di poter vincere a Parma, forse con Romagnoli centrale di difesa. Vincere con la Lazio anche in contumacia di qualcuno dei nostri giocatori diffidati. Dobbiamo credere di poter vincere, anzi questo è un imperativo.

Nessuno di noi ci credeva, ma ora è divenuto irritante leggere ed ascoltare continui distinguo, sono noiosi e controproducenti.
 
Tutti conosciamo i nostri limiti, spesso si possono superare. Non è il tempo dei “te l’avevo detto che…”, non è questo il tempo. E’ tempo di vincere (e lo sarà indipendentemente dal risultato di stasera). E’ tempo di vincere, perché non possiamo più nasconderci. Siamo in competizione, giochiamo senza alibi.

C’è sempre tempo per le colpe ed i peccati, ma uno solo è il tempo della vittoria.