Non sarò a Cesena in occasione di Cesena-Milan. Sono andato alla Cassa Di Risparmio Di Cesena, dove qualcuno mi aveva assicurato che avrei trovato i biglietti, e dove invece mi sono imbattuto in un cartello dal tono vagamente scocciato con su scritto "Non si vendono biglietti per la partita Cesena-Milan". Allora ho chiesto un pò in giro, da amici sempre ben informati, i quali mi hanno scoraggiato rivelandomi che il Cesena, essendo latitante dalla serie A da vent'anni, ha cannato a livello organizzativo e ha fatto casino con i biglietti, che ora risultano introvabili o quasi. Vicenda un pò strana, ma tant'è, ho rinunciato, non ho più la pazienza di un tempo e ritenterò magari in occasione di Bologna-Milan.

E' quindi dal mio divano, peraltro comodissimo, che seguirò le evoluzioni di Ibra sul campo, che saranno senz'altro preferibili a quelle esibite di fronte ai microfoni. Nella conferenza stampa di ieri, provocatoriamente avvenuta – secondo un noto blog milanista – giusto dietro la sede della Saras (mah…), lo svedese ha pronunciato millemila volte il verbo vincere alternandolo al sostantivo vittoria, e questo intendiamoci, non può che farmi piacere perché significa che il giocatore è carico, concentrato, sicuro di sè e della scelta fatta. Tuttavia mi è piaciuta poco la leccata della "maglia più bella di tutte le altre". Ma vabbé, d'altronde il personaggio lo conosciamo, è lo stesso che tifava Inter sin da bambino.

Non ci sarà Nesta, al suo posto giocherà il Papa. Credo che i due si alterneranno parecchie volte durante la stagione, per cui non facciamone un dramma, tentiamo di abituarci sperando che il greco non sia pippa come la stragrande maggioranza dei giocatori greci.  A centrocampo mancherà anche Clarenzio, sembra per un affaticamento al ginocchio.

Acciuga per ora resiste alle cazzate, va avanti per la sua strada. Ogni volta che i media gli  "suggeriscono" i cosiddetti magnifici quattro tutti insieme in campo, risponde "va' a cahare", ovviamente utilizzando termini più tecnici ed eleganti.  Spero che prosegua a ragionare con la sua testa, una testa che ad occhio e croce non sembra male.