…valutiamo attentamente la situazione a bocce ferme, con calma e serenità, senza quegli stucchevoli "io l'avevo detto" e "ora quelli che dicevano eccetera eccetera dovranno ricredersi". Ché 'sti discorsi,  detto papale papale, hanno rotto gli zebedei, non sono altro che  esercizi utili ai fanfaroni per giocare al grande allenatore o all'astuto manager e pavoneggiarsi nei blog, anziché a discutere cordialmente di calcio e Milan.

Ordunque: ci sono cose che sono state fatte bene.

Tipo alcuni acquisti. Borriello e Huntelaar saranno pure due buoni giocatori, ma lo svedese  sta chiaramente tre spanne sopra ad entrambi, inoltre Robinho e Boateng si sono finora espressi come mai mi sarei aspettato.

Tipo la scelta dell'allenatore, il quale è troppo giovane,  troppo inesperto, troppo indeciso talvolta nei cambi, troppo livornese, troppo cafone con i carabinieri nel momento in cui viene da essi pizzicato a commettere infrazioni stradali, ma è anche uno che ha avuto il coraggio di spedire pesi morti in panca, strappare di dosso da qualche mammasantissima lo status di titolare intoccabile, modificare radicalmente un tipo di gioco non più efficace ma complicatissimo da sradicare dalle menti di società e squadra (la tifoseria o parte di essa si era già stufata ancor prima del 2007), aver recuperato al cento per cento giocatori demotivati come Gattuso,  Flamini ed Abbiati.

Tipo la sensazione di un rinnovato interesse della proprietà nei confronti della squadra (motivi elettorali o no non so, a me interessano i benefici che potrebbe trarne il Milan, di politica ne parlo altrove). Da apprezzare inoltre la  scelta di Berlusca di non rovinare il giocattolo ficcando il naso come sarebbe sua abitudine nell'esclusione (clamorosa, sette panche consecutive, è bene ribadirlo sempre) del suo giocatore preferito (mi tocca dare a Cesare ciò che è di Cesare, per evitare che arrivi il solito berlusconista a dire che col suo dio in terra sono parco di complimenti).

Ma ci sono anche alcune cose che sono state fatte male. Ora, spero che le seguenti critiche non vengano scambiate da qualcuno  per un attacco alla società ad opera del prevenuto-marcovan-che-ce-l'ha-con-silvio-mio.

Allora dicevo: ci sono cose che sono state fatte male.

Cose tipo la scarsa attenzione riservata durante il mercato ai reparti arretrati, scarsa attenzione che è per la verità un difetto di quasi tutti i Milan berlusconiani.

Dunque: è evidente che un centrocampista in più, possibilmente giovane, sarebbe stato prezioso avendo un sacco di ultratrentenni dall'integrità fisica ballerina in quel ruolo; è altresì evidente che il Papa  greco, come tutti i giocatori greci, è un'emerita pippa, e che Yepes non è male ma, oltre a non garantire alcun futuro data l'età, è soltanto una valida riserva di Bonera, il quale a sua volta  è una decente riserva di Nesta o Silva, i quali a loro volta sono fenomeni, ma entrambi fragili come le ali di una farfalla.

Poi ci sono i due terzini titolari:  Abate ed Antonini  sarebbero due buoni rincalzi e niente di più, per lo meno in una squadra che ambisca a vincere tutto come qualcuno stava cominciando a strombazzare in giro prima della legnata casalinga purificatrice inflittaci dal gollonzo di stinco di Borriello. Invece, Abate ed Antonini, da noi, anzichè i rincalzi,  fanno i titolari o quasi. Data l'età, Abate potrà pure migliorare nell'apprendimento di un ruolo che è suo solo da qualche tempo, ma ad occhio e croce non diventerà mai il nuovo Maicon, semmai potrà aspirare a diventare il nuovo Mesto. Ed  Antonini – il quale viene sempre spacciato per giovane e non si sa perché trattandosi ormai di un trentenne – seppur comportandosi sempre con impegno impeccabile il suo massimo l'ha già sicuramente espresso, un massimo che, ad occhio nudo, non è stato mai quello di un fuoriclasse nel ruolo.

In sostanza: prima parte di stagione buona, con un sacco di cose da migliorare. Operazione che non sarebbe  neppure complicatissima, peraltro.

Per concludere, regali di Natale sotto forma di consigli gratuiti: la società innanzi tutto dovrà correre ai ripari per colmare con intelligenza le lacune della rosa (che non solo non è la migliore del mondo, ma neppure lo è d'Italia). L' allenatore dovrà imparare in fretta dai propri errori, poiché, trovandosi in testa al primo anno alla guida di una grande squadra, l'occasione per impennare la sua carriera è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. I giocatori, dal canto loro, dovranno continuare ad essere disponibili come hanno fatto finora, mettendo da parte l' "io" e ragionando in termini di "noi". Quanto alla proprietà, dovrà continuare a tacere, che va benissimo così. Se poi volesse anche ricominciare a sganciare il grano, si accomodi.