Anno nuovo senza Dinho. Se n'è andato per sempre, è partito dal ritiro di Dubai per tornarsene in Brasile dove, immediatamente dopo l'arrivo, si è infilato in una churrascaria (l'appetito di quest'uomo è ormai più leggendario di Ibra).

Nessuno rimpianto. Almeno da parte mia. Un grande giocatore, ma un ex sin dal suo arrivo in rossonero. Il suo impegno ha avuto in tre anni da noi soltanto un'unica impennata che ne giustificasse il faraonico stipendio; è accaduto nella stagione in cui egli  ha prodotto un buon numero di reti ed assists, ed è accaduto un pò per merito di Leonardo e molto per un obbiettivo personale (poi fallito) che il dentone si era prefissato, ossia  di partecipare ai mondiali sudafricani. Troppo poco insomma, per lo strombazzato "giocatore più forte di tutti i tempi".

All'epoca del suo acquisto sostenni che Dinho fosse meglio che niente, giacché la filosofia societaria di allora era "o lui o stiamo bene come siamo", ma aggiunsi che difficilmente avremmo ottenuto qualcosa, e che i fuoriclasse in evidente declino scartati dalle altre grandi d'Europa – i Rivaldo, i Redondo, i Ronaldo per intenderci -,  mi avevano scocciato. La penso ancora così. Così come penso che sia ora di finirla con questa presunzione di ritenersi capaci di far risorgere i cadaveri. Noi non abbiamo poteri taumaturgici, mettiamocelo bene in testa.

In quest'ottica va visto l'ingaggio di Cassano. Non credo che l'ambiente Milan avrà il potere di cambiare il suo carattere. Fantantonio forse resisterà un mese, due, se andrà di lusso un anno, poi farà casino. E' scontato. La speranza è che resista fino a giugno e ci dia una mano a vincere lo scudo senza rompere le scatole. Poi si vedrà, d'altra parte la mentalità per aprire nuovi cicli duraturi questa società l'ha persa per strada da qualche anno, meglio quindi osservare soltanto l'immediato e sperare.

Giovedì prossimo si va a Cagliari, e probabilmente il sopracitato Cassano partirà titolare sebbene si dica che non abbia i novanta minuti nelle gambe. Ma il suo impiego è d'obbligo, la situazione in attacco è d'emergenza: mancherà il leggendario Ibra per squalifica, Binho che ha avuto la peggio in una  zuffa con una telecamera,  Boateng per una sospetta e temutissima pubalgia (le macumbe di Seedorf sono micidiali quando si profila all'orizzonte un suo possibile successore di talento: a Ciuff Ciuff ad esempio l'olandese paralizzò il cervello per sempre, a Boateng, che forse gli sta più simpatico, ha riservato qualcosa di meno definitivo).

Per fortuna torna Pato, sperando che riesca a prodursi in tre o quattro scatti dei suoi senza maciullarsi i muscoli di seta. E torna pure Thiago Silva, per il quale vale lo stesso discorso fatto per Pato. Di Flamini nessuno parla, per cui suppongo sia ancora uccel di bosco, anche se magari qualche notizia che lo riguardi può essermi sfuggita. Comunque sia, malgrado una mezza ecatombe, siamo sempre bene o male in grado di presentare un attacco temibile, mentre si è visto quante difficoltà emergono allorché gli infortuni colpiscano altrove. Ennesima palese indicazione di dove si debba agire nei prossimi mercati, sia quello invernale sia quello estivo.