Alla fine  ha vinto lui. Quando premi un tipo del genere sei certo di indovinare. Al di là di tutti gli altri discorsi che si possono fare in proposito. Sì, lo so, Wesley è stato un grande l'anno scorso, inoltre gli consegnerei il Pallone D'Oro soltanto per la moglie che si ritrova. E poi Milito, che ha segnato a più non posso ed è stato decisivo in ogni trofeo conquistato dall'Inter. E poi gli altri due catalani, scudettati, eliminati dalla Champions per un soffio dall'Inter campione, campioni del mondo con la propria seleccion. E poi Cristiano Ronaldo, che vanta più reti che presenze nel Real  e che a prescindere dalla media gol è senz'altro il calciatore più completo del pianeta.

Ma Leo è Leo.

No no, non il nostro ex Leo,  quello su cui si stanno abbattendo gli strali cacciaviti degli ultimi giorni; non sia mai che nomini quel tipo senza aggiungere al suo nome alcun suffisso dispregiativo, pare che  i concessionari di patenti  di tifo sostengano che non sarebbe da vero milanista.

Mi riferisco al  Leo argentino, Messi, la pulce, uno che non è neppure possibile definire normotipo tanto è piccolo e  all'apparenza fisicamente sfigatello, ma che in realtà è un giocatore unico, fantastico, una gioia per gli occhi di chi ama veramente il calcio. Non so se sia stato  giusto premiare lui quest'anno. Di certo non è stato uno scandalo. No davvero.