Alemão tentò di rialzarsi, per la verità. Ma non ci riuscì. Carmando, il massaggiatore, lo spinse di nuovo a terra suggerendogli un "buttati! buttati! che venne carpito nitidamente dai microfoni della TV di Stato. Magari il brasiliano era pure seccato di aver ricevuto sulla zucca una moneta da cento lire, ma stava bene. Cioé, stava meglio prima  che quell'idiota bergamasco lo centrasse,  ma avrebbe potuto – e probabilmente avrebbe voluto – riprendere il gioco tranquillamente. Poi udì quel "buttati, buttati", qualcuno lo trascinò a terra e lui obbedì. Venne sostituito,  condotto in ospedale, la partita terminò a reti inviolate e la Giustizia Sportiva fece il suo corso assegnando a tavolino, secondo un'interpretazione ineccepibile per il regolamento di allora, gli immeritati due punti che permisero al Napoli di passare in testa alla classifica.

Questo, ed altri episodi poco chiari (eufemismo) tipo la fatal Verona number two dove l'arbitro Lo Bello (talis patris talis filius) ne combinò una più di Bertoldo, aiutò ingiustamente i partenopei a conquistare il secondo scudetto dell'era Maradona e della loro storia. E nonostante fosse chiarissimo da quale parte il vento soffiasse e quanto fosse stata palese l'enorme furbata immortalata in diretta TV in quel di Bergamo, tutti ci rompevano il cazzo. La fandonia del nano (inteso come persona bassa) che aveva sconfitto il gigante circolava che era un piacere, chiunque se ne riempiva la bocca. I media godevano come ricci, per non parlare dei rivali storici, i quali  giustamente preferivano di gran lunga una vittoria di chiunque piuttosto che la nostra, di un Milan che aveva ripreso a vincere da poco ma che cominciava già a dar noia.

Il povero Napoli. Che in organigramma aveva un dirigente come Luciano Moggi (apperò!) e che schierava fior di campioni, con l'aggiunta del calciatore più forte di sempre per acquistare il quale era stato effettuato l'esborso più elevato di tutti i tempi in Italia, circa 14 miliardi delle vecchie lire. Davvero un povero Napoli. Vien da ridere, eppure veniva spacciato come tale, perlomeno come più povero del Milan, almeno politicamente ed economicamente, perché definirlo povero tecnicamente sarebbe stato un insulto all'intelligenza di tutti coloro che capivano un minimo di pallone.

Lunedì prossimo affronteremo il Napoli in una sfida scudetto. Come accadeva una ventina d'anni or sono.  Si tratta di due situazioni differenti, le due rivali di allora erano veramente due squadroni, queste sono buone formazioni e niente di più, peraltro entrambe ancora in fase di lavorazione. Ma l'aria che si respira è quasi la stessa.
 
L'aria pro-Napoli la percepisco anche adesso. A livello mediatico dico, stavolta gli arbitri non c'entrano,  loro per non sapere né leggere né scrivere,  suppongo e spero involontariamente, in questo momento tendono a non intervenire  nella lotta scudetto favorendo tutte le contendenti, alla faccia delle altre.

Il Napoli odierno è, diciamo così, più ben visto da parte dei media in funzione della vittoria finale rispetto a noi;  il Napoli stuzzica più di noi, che non siamo un granché simpatici (molto per colpa nostra a dire il vero) e veniamo  ancora dipinti come il potere pigliatutto dimenticando che nell'ultimo decennio abbiamo vinto la bellezza di… uno scudetto; il Napoli stuzzica pure più dell'Inter, che ai media sta enormemente simpatica, ma che ultimamente ha vinto tantissimo, troppo, e c'è bisogno di aria nuova (purché non si tratti del Milan ovviamente, sennò va ancora bene l'Inter); il Napoli che può permettersi di gridare allo scandalo su una decisione sacrosanta della Giustizia Sportiva nei confronti di un proprio tesserato senza che nessuna, dico nessuna delle autorevoli penne del giornalismo sportivo nostrano scriva un rigo di biasimo circa tale atteggiamento (si fosse trattato di Adrianone apriti cielo, chissà quanti editoriali imbevuti di moralismo ci saremmo dovuti sorbire).

Sono nervosetto, lo ammetto. Mancano ancora parecchi giorni ma la partita col Napoli è fondamentale. Speriamo di rovinar loro la festa. E per loro intendo tutti, nessuno escluso.