Potremmo insinuare che i tabloids l’hanno preso di mira e che di vero non c’è nulla. Però qualche problema  il giovane talento l’aveva avuto anche da noi. Allora potremmo benissimo continuare a raccontarci la storia del povero ragazzo che ha avuto una vita difficile (confesso di averci creduto anch’io, per un po’), e che l’Italia è fondamentalmente un Paese razzista e non perdona ad un “negro” italiano di essere diventato ricco e famoso. Insomma, potremmo fare come i cugini che, fin quando Mario era interista, strillavano come aquile in difesa del loro giovane talento asserendo che egli era nient’altro che una vittima delle cosiddette Prostitute Intellettuali  e degli avversari cattivoni che “ce l’avevano con l’Inter” (per poi sfancularlo come tutti gli altri quando il ragazzo ha cominciato a rompere le balle anche a loro). Ma ora raccontarci certe storie sarebbe sciocco, neppure i cugini ne avrebbero il coraggio. Mario è uno di noi, nel senso che è cacciavite dentro. Questo non toglie che, dentro, sia anche un coglione patentato. E l’ho squadrato bene, l’istinto mi dice che non cambierà mai.

Continui pure  a tifarci, ne siamo lusingati. Ma  lo faccia da lontano, per cortesia.