I gobbi pretendono di festeggiare il trentesimo scudetto. Persino qualche imputato di Norimberga si lasciò andare ad un accenno di pentimento prima di infilare il collo nel cappio, ma i gobbi no. Anzi, essi stanno tentando addirittura di riscrivere il passato, giocando coi numeri ed aggiungendo a piacimento al proprio palmares scudetti rubati grazie alle porcherie inaudite udite, lette, analizzate in ogni singola lettera durante la torrida estate del 2006. Il fatto che l’Inter la scampò in maniera ancora tutta da chiarire traendone un vantaggio a dir poco scandaloso non cancella le colpe gobbe (come non cancella quelle che furono le nostre, peraltro). Ma vai a spiegarlo ai gobbi, non capiranno mai. E ancora  meno lo farebbero adesso che sono in pieno delirio da scudetto.

Dopo questo doveroso preambolo, non sarò certo io quello che farà mancare le congratulazioni ai nuovi campioni d’Italia. E’ un onere sgradevole, a cui mi sono sempre sottoposto sin dall’apertura di Screw, risalente all’ormai lontano 2008. Mi comportai in egual modo anche quando a vincere furono i cugini (ricevendo merda da una parte di essi allorché a vincere fummo noi, ma questa è un’altra storia), non vedo perché ora dovrei comportarmi diversamente, specialmente in una delle poche occasioni in cui, rispetto ad uno scudo bianconero, c’è obbiettivamente poco da contestare.

Quindi congratulazioni. La Juventus ha meritato lo scudo 2011/2012. E’ stata di una continuità impressionante, è imbattuta alla trentasettesima con ottime chances di concludere così il campionato, ha giocato meglio di tutti, vanta la miglior difesa, ha vinto quasi tutti gli scontri diretti, è guidata da un personaggio che definire antipatico è un eufemismo, ma anche un personaggio che in questo torneo ha dimostrato una bravura straordinaria. Una Juve che non ha rubato nulla, una rarità nella storia bianconera. Okay, ha manovrato alla grande quei lecchini dei media ed è riuscita a trarne vantaggio in occasione del decisivo scontro diretto del Meazza; un comportamento sporco, discutibile, al quale tuttavia noi, che non siamo precisamente verginelle, abbiamo colpevolmente prestato il fianco come agnellini sacrificali senza reagire o facendolo troppo tardi, tra l’altro per mezzo della persona sbagliata, ossia l’allenatore. Anche su queste cose si misurano fra loro le grandi società calcistiche, e la Juve quest’anno ha trionfato anche in questo campo.

E noi? Beh, noi abbiamo una sfilza di attenuanti che fa spavento. Ma di noi avremo modo di parlare più avanti. Avremo tempo un’intera estate per scatenare le varie anime che popolano questo blog (di questo vado fierissimo, odio quei blog milanisti dal pensiero unico in cui si pratica abitualmente la masturbazione reciproca). Dal canto mio qualcosa ho già detto nei commenti, ma per ora preferisco tacere e riordinare le idee. Come ho già detto – ma magari mi spiegherò meglio in futuro – non sono insoddisfatto per la stagione ormai conclusasi, accetto serenamente il verdetto del campo.  Ma non posso essere felice: la serata di domenica è stata fra le più traumatiche della mia carriera cacciavite.

Questo post mi è costato una fatica immane, per cui direi di concluderlo qui. E di nuovo congratulazioni per il ventottesimo, gobbi di merda.