A TUTTO CAMPO….GHOST TO GHOST

Parlando casualmente di questo periodo, nei commenti di un post passato, mi è venuta voglia di fare un post “una tantum” sui primi calciatori arrivati nel nostro Campionato dopo la “riapertura delle frontiere”.

I magici, mitici e indimenticabili anni 80. Già, proprio nel 1980 fu consentito, dopo anni di divieto, il tesseramento di calciatori stranieri. Uno per squadra, anche se in serie A non tutte le Società ne tesserarono.
Arrivò di tutto, Campioni e Bidoni: Juary (Avellino), Enéas (Bologna), Bertoni (Fiorentina), Prohaska (Inter), Brady (Juventus), Krol (Napoli), Fortunato (Perugia), Falcão (Roma), Van de Korput (Torino), Neumann (Udinese).

Mi soffermo su 2 pippe colossali, tralasciando Enéas per rispetto ai defunti. Morì infatti a 34 anni nel 1988 a causa di un incidente stradale. Ma era scarso pure lui.

Sergio Elio Ángel Fortunato: nato a Mar del Plata il 23/10/1956.

Attaccante, fu acquistato dal Perugia nel 1980, 12 presenze e 2 reti.
Pare lo pagarono 780 mln. di lire. Una cifra considerevole per l’epoca. Non riuscì mai ad incidere nella squadra umbra che alla fine del Campionato si piazzò al penultimo posto, retrocedendo in B.

Luís Sílvio Danuello: nato a Júlio Mesquita, il 28/01/1960.

Attaccante, fu acquistato dalla Pistoiese nel 1980, 6 presenze e 0 reti.
Questo è il più famoso bidone mai arrivato in Italia. Su di lui se ne sono dette e raccontate a palate: che avesse aperto un bar, che fosse un pizzaiolo, che fosse attore in film porno e c’era anche chi affermava di averlo visto vendere gelati allo stadio di Pistoia.
In realtà pare ci fu un intrallazzo da parte di un manager brasiliano che avvertì i dirigenti della squadra del Ponte Preta in merito all’interessamento della Pistoiese. Venne dunque organizzata una partita farlocca contro il Comercial per permettere al calciatore di farsi notare come attaccante e convincere il dirigente della Pistoiese all’acquisto.
Giocò come punta, lo fecero segnare e fece un figurone. E fu, logicamente, acquistato.
Anni dopo rivelò, alla base del suo fallimento, l’equivoco con uno dei dirigenti della Pistoiese che gli chiese se era una punta. Rispose di si, ma in portoghese la parola, molto simile, ponta significa ala.

Fu una ciofeca storica. La ciofeca, per eccellenza. Nel corso degli anni ne sono arrivate molte altre.

Magari più in là farò un altro post su altri fenomeni parastatali.
Probabilmente dopo il derby giocato contro i distruttori degli Azeri imbattuti since 1999, mica pizza e fichi, e l’ormai prossimo arrivo del Mago.
Probabilmente.