Gli ultimi tre o quattro giorni in casa Milan sono stati fortemente caratterizzati da notizie riguardanti capitani (o presunti tali). Mi riferisco (in ordine di importanza e di dispiacere) alle vicende legate al gran rifiuto di Maldini agli incarichi proposti dalla nuova proprietà cinese e all’infortunio di Montolivo in nazionale durante la partita contro la Spagna.

Paolo Maldini rappresenta per tutti i Milanisti (ad eccezione forse di qualche curvaiolo ortodosso) e per tutti gli appassionati di calcio un emblema del Milan. Impossibile non associarlo ai colori rossoneri. Provate per un secondo a chiudere gli occhi e a immaginarlo a correre sulla fascia  con la maglia nerazzurra dell’Inter, quella “blanca” del Real Madrid, o blugrana del Barcellona. Ci siete riusciti senza storcere il naso? No, vero? Il massimo della concessione mentale è quello della maglia azzurra della Nazionale Italiana di calcio. Il suo essere rossonero è talmente permeato nella nostra mente e in quella degli appassionati di calcio che fa di lui un simbolo incontestualizzabile in qualunque altra società calcistica, cosa che la dice lunga sulla sua importanza.


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In sostanza Maldini ha scelto di rifiutare con decisione l’offerta della nuova proprietà asiatica del Milan (closing permettendo) perché “Mi è stato proposto il ruolo di Direttore Tecnico, prima di me è stato ingaggiato un Direttore Sportivo di fiducia dell’Amministratore Delegato, quindi, secondo l’organigramma societario che mi è stato presentato, avrei dovuto condividere qualsiasi progetto, acquisto o cessione di calciatore con il mio parigrado DS. A mia precisa domanda su cosa sarebbe successo in caso di disaccordo, mi è stato detto dal Sig. Fassone che avrebbe deciso lui. Detto questo, non credo ci fossero le premesse per un team vincente. Io ho fatto parte di Squadre che hanno fatto la storia del calcio e so che per arrivare a quei risultati ci deve essere una grandissima sinergia tra tutte le componenti societarie, investimenti importanti e ruoli ben definiti. Le ultime stagioni del Milan con il doppio Amministratore Delegato e ruoli sovrapposti dovrebbero essere d’insegnamento. Naturalmente mi sarei dovuto prendere, agli occhi dei tifosi, della stampa e della proprietà, tutta la responsabilità della parte sportiva, con la possibilità di essere escluso da ogni potere esecutivo“. In buona sostanza, Paolo non si è reso disponibile a ricoprire un ruolo in prima battuta poco chiaro, con molte zone d’ombra sulle responsabilità esecutive, e soprattutto ha rifiutato il fatto di dover mettere la faccia senza che però la situazione e le scelte dipendessero da lui. Credo, a mio parere, che sia una cosa piuttosto condivisibile e con grande dispiacere non posso che accettare la sua scelta. Mi sarebbe piaciuto parlare del Milan nelle interviste ai dirigenti a fine partita in campionato o in Champions. Mi sarebbe piaciuto rivederlo in giro a Milanello, soprattutto per riportare un pochino di valori andati perduti in uno spogliatoio da troppi anni ormai popolato da cazzoni, da montati e smidollati. Ma pensandoci bene capisco che non posso pensare che uno come lui si riduca a fare il ruolo del papà severo con i ragazzini. A presto Paolo.

montolivo-463662Altro discorso riguarda Riccardo Montolivo, il capitano nominato senza meriti dal duo Berlusconi – Galliani. La sua assenza prolungata dai campi, al di là dell’umano dispiacere che si dovrebbe provare come minimo sindacale, non può che – parere personale – giovarci a livello tecnico. Sono ormai anni che Montolivo gioca titolare davanti alla difesa, con partite che più di una volta ci hanno fatto tirare giù tutti i santi del calendario. Aperture sbagliate, appoggi fuori misura, palle perse e tiri in cui la traiettoria della palla ricordava molto il volo di una busta dell’umido calciata da sotto. Ma la cosa più importante è che questo infortunio potrebbe costringere ad accelerare le operazioni di mercato a centrocampo, vero e proprio handicap (insieme al dramma dei terzini) del Milan da diversi anni.