La vittoria di giovedì contro l’Olympiakos ha portato in superficie un aspetto tattico del Milan di Gattuso che era già in qualche modo rintracciabile analizzando la rosa rossonera e la sua costruzione. Il discorso di base è questo: il Milan ha tre attaccanti a disposizione, cioè Higuain (inamovibile, giustamente), Cutrone (giovane promessa che tante soddisfazioni sta dando da un anno) e Borini (ex prima punta che nel tempo si è riciclata ala e addirittura terzino). Essendo queste scelte a disposizione del Milan e partendo di base da un 4-3-3 con Calhanoglu e Suso ai lati, Bonaventura mezzala e come possibili sostituti Laxalt e Castillejo (e Borini stesso come giocatore di fascia), risulta chiaro a chiunque – credo – che l’unica variante tattica effettivamente a disposizione di Gattuso per correggere le partite in corso o per ovviare a infortuni e squalifiche era – ed è – un più tradizionale 4-4-2, o un modulo a due punte col numero 10 turco a sostegno di Higuain-Cutrone. Si tratta di qualcosa che abbiamo visto nella vittoria contro la Roma e in quella, citata sopra, nell’ultima partita giocata in Europa League.

Ora questa possibilità di schieramento è divenuta evidente. Cosa comporterebbe, però, a livello di gestione della rosa e di schieramento in campo? L’opzione classica prevederebbe il sacrificio di Calhanoglu, un giocatore tecnicamente dotato ma dal rendimento incostante, forse anche perché (a detta di osservatori nonché di sostenitori dell’ex giocatore del Bayer Leverkusen) il suo vero ruolo non è quello di ala sinistra, ma di trequartista. Qui subentra l’altra possibilità, cioè quella di un numero 10 vero a sostegno del duo d’attacco e del sacrificio di Suso, atleta sicuramente di classe, ma troppo abituato a farsi vedere solo con giocate effettuate dalla sua mattonella. Far fuori lo spagnolo, però, vorrebbe dire privarsi di un giocatore che, tornato dal prestito rigenerante di Genova, ha collezionato 15 gol e 19 assist (fonte: ESPN 1, 2 e 3), numerosi dei quali risolutori e di pregevolissima fattura, nelle sue seguenti 75 partite in Serie A. Messa così, sembrerebbe che un cambio di modulo porterebbe a galla solo quei problemi di abbondanza tipici delle grande squadre, e, viste le annate da cui veniamo, sia benvenuta quest’abbondanza. In realtà, però, ci sono anche delle controindicazioni.

La prima è che, tutto sommato, il Milan di quest’anno, pur con tutti i suoi difetti e i punti lasciati per strada, sembra aver ingranato la marcia meglio dello scorso anno, quando, a questo punto della stagione e guidato da Montella, le aveva già buscate sonoramente da Lazio e Sampdoria. Il Milan di Gattuso, invece, ha perso solo contro il Napoli (subendo una rimonta da 0-2) e ha battuto la Roma.

La seconda è che non c’è nessuna abbondanza. Gli attaccanti sono finiti. Borini è un giocatore la cui vena realizzativa si è sfogata talvolta solo nell’ultima Roma di Zeman, cioè sette anni fa. Investire sulla riconversione a un modulo che potrebbe essere accantonato in ogni momento per via di un colpo di testa, di una sciocchezza in allenamento o di una svista arbitrale è piuttosto rischioso.

Io penso che l’ostilità di Gattuso nei confronti dell’adozione di un nuovo sistema tattico di base sia fondato su questo genere di considerazioni.

La stagione è lunga, con tre tornei e un trofeo come la Supercoppa da onorare. Io penso che nelle coppe il Milan, inteso come società nel suo complesso, voglia andare avanti il più possibile per non lasciare nulla di intentato e per ritrovare di nuovo quel profilo europeo e vincente perso ormai da lungo tempo. Presentarsi di fronte a sponsor attuali e potenziali, a investitori, a nuovi giocatori e ai tifosi con trofei o buoni risultati in mano costituirebbe un bonus di immagine e di soldi da poter utilizzare già a partire dalla prossima estate.

La rosa è corta ma non cortissima, certo. Abbiamo visto che in Laxalt abbiamo trovato un giocatore non esaltante, ma capace di dare negli ultimi 15-20 minuti sprint ed energia sulla fascia sinistra. Castillejo è ancora da inquadrare, ma pian piano si sta inserendo. Caldara non è pervenuto, ma dovrebbe prima o poi farlo. Il recupero dell’infortunio di Conti è qualcosa su cui puntare. In porta facciamo girare due portieri tutto sommato di un certo livello. Se avessimo avuto un altro attaccante in rosa, anche qualcuno di quelli che abbiamo ceduto (mi riferisco in particolare a Silva e a Bacca), avrei ritenuto l’opzione del “doppio nove” (il virgolettato l’ho preso dalla Gazzetta dello Sport) decisamente conveniente. Stando le cose altrimenti, invece, ritengo che il conservatorismo di Gattuso sia abbastanza giustificato, benché gli argomenti opposti siano tutto fuorché irragionevoli. Patrick Cutrone è grande, ma può anche pazientare per qualche mese.

Gli avversari – Il Chievo di quest’anno è una grande candidata alla retrocessione. Tolta l’annata post-Calciopoli in cui si ritrovò a gestire un inatteso play-off di Champions League e un primo turno di Europa League – cose che poi, a cascata, avrebbero in parte contribuito alla retrocessione alla fine di quella stagione – il club veronese si è sempre presentato in Serie A con formazioni robuste, quadrate, anche arcigne, quasi mai spettacolari (eccezione fu la prima stagione nella massima serie) ma spesso efficaci, tanto da risultare simpatica nel tempo quasi solo a chi ama le provinciali senza badare alla qualità del gioco. Normalmente, la penalità di tre punti inflitta quest’anno sarebbe stata facilmente recuperabile dai cosiddetti mussi volanti. Finora, però, due pareggi con Empoli e Roma sono stato tutto ciò che il club di Lorenzo D’Anna ha saputo raccogliere, assieme a gravi scoppole come il 6-1 di Firenze o la sconfitta casalinga contro l’Udinese. Lo svecchiamento della rosa è avvenuto con giocatori che probabilmente non sono di categoria. I più pericolosi restano i vari Birsa, Giaccherini, Pellissier, Meggiorini, Stepinski, che c’erano già lo scorso anno se non anche prima, come nel caso di alcuni di loro. Se non li prendiamo sotto gamba, questo sono tre punti per noi.

Le altre – LazioFiorentina, NapoliSassuolo, GenoaParma e SPALInter toglieranno punti a chi ci sta davanti o è nella nostra stessa posizione in classifica. Se noi facciamo la nostra parte, torniamo più vicini ai posti che ci competono. UdineseJuventus è una partita scontata.

Da seguireLazioFiorentina. Ammetto che i viola un po’ mi piacciono quest’anno.

Da evitareUdineseJuventus, ma anche CagliariBologna.

IL PROGRAMMA DELL’8a GIORNATA

Venerdì 5 ottobre
ore 20:30 Torino-Frosinone 3-2

Sabato 6 ottobre
ore 15:00 Cagliari-Bologna
ore 18:00 Udinese-Juventus
ore 20:30 Empoli-Roma

Domenica 7 ottobre
ore 12:30 Genoa-Parma
ore 15:00 Atalanta-Sampdoria
ore 15:00 Lazio-Fiorentina
ore 15:00 Milan-Chievo
ore 18:00 Napoli-Sassuolo
ore 20:30 SPAL-Inter