Nel momento in cui scrivo non c’è ancora niente di ufficiale, ma la sensazione è che le notizie trapelate sui termini dell’accordo conclusosi  fra quello là e il Milan possano essere prese per buone. Quindi: 6 milioni all’anno per cinque anni, ingaggio del fratello come secondo portiere per un milione all’anno, clausola rescissoria a 50 milioni in caso di mancata qualificazione in Champions e 100 in caso contrario. Una porcheria, un errore madornale che potrebbe rovinare in qualche modo il buon lavoro svolto finora.  Sei milioni a un diciottenne che ha tenuto sulle spine per mesi la gloriosa società che lo ha cresciuto, coccolato,  lanciato. Una cacchina di mosca ha avuto la meglio su un gigante che ha fatto la storia di questo sport. Sei milioni, più clausole a dir poco irritanti, più la capretta di compagnia come per i purosangue; questo è quanto. Non ho parole, francamente. Capisco che perdere quell’essere a zero sarebbe stato un danno economico importante, ma come prenderà uno spogliatoio in piena costruzione un trattamento del genere per un tizio che non ha ancora dimostrato un cazzo di niente? Come prenderemo noi tifosi ogni singola incertezza di questo portiere nel corso della prossima stagione? E se tali incertezze dovessero precludere la qualificazione Champions facendo scattare la clausola rescissoria, come reagirebbero squadra e ambiente? Sono convinto che gli svantaggi dovuti a questa decisione saranno di gran lunga maggiori rispetto ai vantaggi.

Siamo di fronte al primo vero passo falso di questa dirigenza. Mi ero già messo il cuore in pace da tempo, mi auspicavo un rinnovo a cinque milioni all’anno — e mi sembrava già troppo — e una cessione a una settantina il prossimo anno, senza fratelli e clausole di mezzo. Invece, tutte queste condizioni, vanno oltre il limite della mia tolleranza. Piuttosto che arrivare  a un accordo così scellerato, avremmo dovuto intascarci una ventina di milioni subito liberandoci di questa sanguisuga avida e irriconoscente. Sarebbe stata la scelta migliore. Per la squadra, per i tifosi. E pure per lui a giudicare da quanto tempo e quanti soldi ci sono voluti per abbattere la sua riluttanza. Alla storia dei tredici milioni più benefits vari offerti al portiere dal Paris Saint Germain non crederei neppure se a dirmelo fosse Nasser Al-Khelaïfi in persona: si tratta di una balla divulgata allo scopo di blandire quella parte di tifo imbufalita, e per allentare un po’ la prevedibile pressione che si abbatterà inevitabilmente sulla capoccia di mister sei milioni il prossimo anno. Ha vinto Raiola? Non so. Non se il suo scopo era quello di portarselo via a zero per qualche tornaconto personale. Di sicuro però, non ha vinto neppure il Milan.