Troppe sono state le partite perse e imperdonabili i punti buttati al vento contro squadre che, prima di incontrare noi, avevano preso schiaffoni in tutta la penisola — e che dopo aver incontrato noi continueranno a prenderne. Se il tifoso è contrariato — eufemismo — ne ha ben donde. E in questo momento sarebbe troppo da parte mia pretendere quell’equilibrio da me invocato con una certa foga in un post di qualche tempo fa (non voglio mica essere ricoperto d’insulti).  Diciamo che mi limiterò a parlare per me, così nessuno si offende e s’incazza. Dunque: non mi faccio influenzare dal polverone mediatico che è sempre stato sollevato intorno alla nuova società, e che ovviamente in queste ore si sta ulteriormente addensando. Prima la società si divideva le critiche mediatiche (e di conseguenza gli strali dei tifosi) con Montella, eliminato quest’ultimo essa è diventata bersaglio unico e sin troppo facile per i tifosi, ma soprattutto per lo sciacallaggio mediatico. Ormai viene interpellato chiunque sull’argomento, chiunque sembra sinceramente preoccupato per noi e ansioso di spremere le proprie meningi alla ricerca di una soluzione per salvarci dall’inferno, o quanto meno di trovare uno o più individui da schierare di fronte al plotone d’esecuzione. Fosse ancora vivo, pure  alla buonanima di Franco Lechner in arte Bombolo verrebbe chiesto di esprimere un opinione sulla crisi rossonera. Mi sembra troppo evidente la voglia pazza di affossare il Milan, più di quanto il Milan non stia già facendo da solo.

Non so quale sia la ricetta per far uscire il Milan dal pantano in cui si sta dibattendo. La conoscessi, la spedirei sicuramente via mail a Fassone.  Ho le mie idee su come siamo arrivati a questo punto, come tutti. Penso che per amalgamare una squadra composta da così tanti elementi nuovi occorra tempo e pazienza, e ho notato con disappunto che ormai questa squadra non può permettersi né l’uno né l’altra. Penso inoltre che la preparazione atletica estiva sia stata cannata clamorosamente, e penso che quando subentra una nuova proprietà l’allenatore non debba mai essere ereditato dalla proprietà che ha appena venduto.  Penso inoltre che errori ne siano stati commessi dalla nuova società, errori fisiologici che probabilmente hanno fatto perdere alcuni punti. Questo penso. Ma non penso, come ormai molti, che il danno maggiore l’abbia fatto la società.

Trovo assurdo affermare che siano stati comprati calciatori scarsi. Quei giocatori non possono essere così scarsi da perdere punti a quel modo da squadre di seconda divisione come Verona e Benevento. Poi c’è la storia della mancanza di solidità della proprietà; mi domando come si possa pensare che, vera o presunta che sia, essa possa avere in qualche modo influito su carenze evidenti quali la preparazione fisica eseguita dallo staff di Montella, più adatta a lanciatori di coriandoli che a calciatori. O come possa avere portato professionisti di una certa esperienza a cacarsi regolarmente sotto una volta in vantaggio o a squagliarsi come neve al sole alle primissime avversità. La realtà e che la proprietà, a tutt’oggi, ha sempre rispettato ogni singola scadenza, ha sborsato fior di quattrini per il mercato e ha sempre pagato regolarmente  gli stipendi ai giocatori. Queste non sono mie invenzioni, sono dati di fatto facilmente verificabili. Dove sta la solidità precaria? Che cosa diavolo dovrebbero mai temere i calciatori del Milan?  Il Voluntary Agreement non concessoci, preso ora a pretesto dagli sciacalli sopra citati per consolidare le proprie teorie catastrofiste, è stato un tentativo che nessuno aveva mai fatto prima. E’ andato male, ma sarebbe potuto pure andare bene, come spiega chiaramente Umberto Lago, ex presidente della Camera investigativa della Uefa sul Fair Play Finanziario, quindi uno che espertone pare lo sia veramente; alla faccia di, per fare qualche esempio, Massimo Mauro (quello che fra Modric e Lemina si terrebbe il secondo) e Mario Sconcerti (quello che nella Juve spedirebbe Cristiano Ronaldo in panchina). Invito tutti a leggere qui sotto quanto dichiarato da Lago; qualcuno vi troverà sollievo, qualcun altro, pur di menare gramo, dirà che si tratta di un cumulo di scemenze, preferendo continuare a credere alle prefiche della Gazza, a Skysport, a Sconcerti, a Mauro.

Il rischio default è inesistente. Se il rifinanziamento non andasse in porto, il Milan non fallirebbe: passerebbe a Elliott e la continuità aziendale verrebbe mantenuta. Mi ha colpito che al club rossonero sia stato chiesto il rifinanziamento del debito prima di emettere il verdetto. Anche perché erano tempistiche impossibili da rispettare: porlo come paletto imprescindibile equivale a renderlo impossibile. Si poteva porlo come condizione risolutiva. Io ti concedo il voluntary e intanto predispongo il settlement: se in primavera non sei in grado di rispettare le mie condizioni e non sei riuscito a rifinanziare, allora passi al settlement. Stesso discorso per le garanzie: la Uefa può chiederne alcune, ma se chiedono l’intera cifra diventa una cosa impraticabile. La diffidenza degli addetti ai lavori e di buona parte dei media nei confronti di Yonghong Li potrebbero dunque aver giocato un ruolo chiave nella decisione della Uefa. Mi verrebbe da dire che il voluntary, per la piega che ha preso, è stato ammazzato nella culla. Per come l’ho visto io, il piano del Milan poteva passare. Va detto che sull’acquisizione del club c’è stata diffidenza da parte di diversi soggetti fin da subito, cosa che può aver pesato sulla decisione. Tornando a Li: o siamo in un caso di conclamata pazzia, o sa di poter contare su ricavi cinesi derivanti dallo sfruttamento dal marchio. Fino a ora mi risulta che abbia regolarmente fatto gli aumenti di capitale. Forse agli occhi della Uefa ha influito la campagna acquisti molto aggressiva, che non è stata vista positivamente. D’altronde, per tornare grande il Milan deve osare. La Uefa impone paletti molto rigidi, fra cui i famosi -30 milioni a bilancio da non sforare nel triennio. Ci si arriva in due modi: incrementando i ricavi, anche e soprattutto in Cina, o riducendo i costi, ovvero ridimensionando la rosa e rallentando il ritorno alla competitività.  Il problema del Milan comunque non sono i costi eccessivi, ma i ricavi troppo bassi. Il settlement dovrebbe inoltre portare  una multa fra i 5 e i 10 milioni, più altri 15 condizionati al raggiungimento dei risultati. Limiti al mercato. Tetto agli stipendi. E rosa ristretta in Europa. L’esclusione dall’Europa non si può escludere per nessuno, fin quando il settlement non è concluso. Nel caso del Milan mi pare una possibilità molto remota”.

E per concludere, piantiamola con la faccenda di Maldini che “non ha creduto nel progetto, quindi ci deve essere qualcosa sotto”. Il suo rifiuto non dimostra una mazza: se gli avessero proposto il posto di Mirabelli, ovviamente senza Mirabelli fra i piedi, Paolino avrebbe creduto ciecamente a qualsiasi cosa gli avessero detto. Anche che Fassone ha più capelli di lui.