Al di là delle sue dimensioni, il campo di La Spezia è tutt’altro che agevole, e noi lo sappiamo meglio di tutti. Lo scorso anno la neopromossa squadra di casa, quando ci affrontò, sembrò il Real Madrid di Butragueño, Michel, Hugo Sanchez e Santillana, squadra normale in trasferta, ingiocabile in casa (facendo le dovute proporzioni, ovviamente). Quella sconfitta, un netto 2 a 0 — che sarebbe potuto diventare 3 a 0 se gli spezzini non avessero colpito un palo al novantesimo — mi è bruciata fino a ieri pomeriggio, fino a quando Diaz ha rimesso le cose a posto: ora non covo più rancore, ma occhio a non romperci più le scatole, tornare sul mio libro nero è un lampo.

Vado un po’ controcorrente sulla gara. Ho letto parecchi commenti negativi sul nostro primo tempo e sulla gara in generale, che non mi trovano affatto d’accordo. Il Milan ha talvolta rischiato e qualche altra volta denunciato un po’ d’incertezza in attacco, ma non è mai andata sotto nel gioco, né ha mai dato l’impressione di soffrire l’aggressività degli avversari. Pretendere che si vada ai mille all’ora con un calendario così fitto di impegni importanti, sarebbe assurdo. Neppure i nostri avversari vanno costantemente a quelle velocità (ieri l‘Atletico Madrid, per esempio, le ha buscate in casa dell’Alaves, non precisamente una corazzata).

Di bello nella vittoria di ieri non ci sono soltanto i tre punti, comunque importantissimi perché ci permettono di proseguire la marcia verso i nostri obbiettivi in relativa tranquillità. Di bello, nella vittoria di ieri, c’è ovviamente la rete siglata da Daniel Maldini. Di bello c’è la gioia dell’immenso padre in tribuna immortalata in diretta,  di bello c’è, per chi ancora non l’avesse capito,  tutto ciò che questa famiglia ha significato, sta significando e significherà per noi milanisti e, mi permetto di dire, per tutto lo sport inteso nella sua forma più pura. Continuo a pensare che Daniel difficilmente diventerà un calciatore del livello del padre e del nonno, ma la sua rete, di ottima fattura, non è stata una semplice rete, e mi ha reso particolarmente felice. E un po’ mi ha anche commosso, devo ammettere.